Mar
26
La Tedeschia rossa
Filed Under Tales from the Rock'n Roll
Questa volta il viaggio in Germania e’ stato decisamente piu’ divertente dell’ultima volta in cui ho calcato terra teutonica.
Mi sveglio a fatica venerdi’ mattina con i postumi della serata al Rock’n Roll (ottima, fra l’altro) e metto quattro stracci nella borsa. Raggiungo la banda di ggiovani scriteriati capeggiati da mio cugino e ci imbarchiamo sul furgone stipo di roba. Il viaggio fila liscio, anche se la prima meta Wurzburg si rivela essere piu’ lontana del previsto.
Arrivati in loco ci accoglie il promoter locale, un tizio con una faccia da stongione e delle occhiaie che fanno a gara con le mie. Il locale e’ piccolo ma carino, sembra una cantina, tutto ricavato nella roccia. Soffitto basso ma impianto da San Siro con dei woofer grossi come una Smart.
Dopo aver scaricato ci accomodiamo nel becsteig, fornito di divani a profusione, frigorifero zeppo di birre e ogni genere di cazzata alimentare che incrementa il mio livello di brufoli. E giu’ birre. Si comincia bene.
I gruppi locali che aprono il concerto sono decisamente degli agricoltori della musica e infatti la gente rimane fuori a fumarsi delle siga. Quando e’ il nostro turno la sala inizia a riempirsi e la gente canta, balla e fa casino.
Mi fermo a riflettere.
Sei in un posto dove non ti conosce un cane. Nessuno ha idea della musica che fai. Nessuno ha mai sentito delle tue canzoni. Alcuni pezzi sono pure in italiano. MA LA GENTE BALLA! E CANTA PURE!
In Italia siamo proprio il terzo mondo della musica.
A fine serata veniamo smistati in tre appartamenti che ci ospiteranno per la notte. Io finisco con il batterista e il tastierista in una casa il cui pavimento non viene pulito dall’ 85. Chiaramente dormo su un materasso adagiato a terra. Come se non bastasse per casa gira un gatto che si assomiglia a Giuliano Ferrara che cerca in tutti i modi di entrare in camera nostra per rifarsi le unghie. Col cazzo. Gatto di merda ti chiudo ogni via di accesso e davanti alla tua fessura del cazzo ci piazzo la mia borsa. Piangi pure tutta la notte tanto non mi fotti.
La mattina dopo mi arrischio in una doccia in uno dei cessi piu’ vonci della storia, con tanto di asse del cesso semovente. La padrona di casa pero’ e’ gentile e ci prepara anche la colazione, consumata in una cucina con elettrodomestici del 1927, mobili del dopoguerra e livello di sporcizia invidiabile. Ma chi ci ammazza?
E via. Ragazzi si riparte alla volta di Monaco.
Dopo tre ore di viaggio arriviamo in loco. Il posto suonereccio e’ un centro sociale che si trova in un quartiere leggermente Combat. Tipo che sulla strada principale campeggia un murale con ANTIFA scritto a caratteri cubitali.
Bene. Entriamo in questo posto ameno dal nome Kafe Marat e ci accoglie un nazi.
Sisi’, un nazi. Mi si para davanti questo tipo rasatissimo, con pantalone aderente tipo acqua in casa, bretelle, anfibi e spalle enormi. Ma e’ gentilissimo e mega ospitale e ci fa accomodare nel becsteig, gia’ abbondantemente corredato di casse di birra e snec vari. Io allibisco.
Entro nella sala principale e ci sono un casino di nazi. Ma che cazz…..non e’ un centro sociale???
Ed ecco svelato l’arcano. Questi tizi sono si’ skinheads, ma comunisti. Come i nazi pero’ dall’altra parte. Ah, ecco. Ora mi e’ chiaro tutto. Infatti alle pareti del posto campeggiano poster inneggianti all’antifascismo, alla lotta di classe e ai movimenti operai.
Va da se’ che in questo contesto la serata non puo’ che essere un successone, la gente si ammazza di pogo, balla salta e fa bordello. Tra il pubblico c’e’ una quantita’ di sottoni che in confronto il Gionni sembra un lord inglese.
Non conto piu’ le birre che trangugio, ma considerando quante volte vado a pisciare devo avere in corpo una quantita’ di luppolo oltremodo considerevole. A fine serata il promoter locale (nonche’ nostro ospite) ci vieta categoricamente di guidare il furgone e ci chiama un taxi che ci scortera’ alla sua dimora.
Arrivati a casa sua il nostro magnate apre il frigo e tira fuori delle birre artigianali prodotte da un suo amico. Come rifiutarle? Ed eccoci li’, alle tre di mattina a farci il cicchetto della buonanotte.
Il giorno dopo quest’uomo fantastico ci fa trovare in cucina caffe’ e brioches, dopodiche’ ci riaccompagna al Kafe Marat per recuperare gli strumenti e caricare. Ed e’ quasi il momento di partire. Quasi perche’ non possiamo esimerci dal visitare l’HB e spararci un sacrosanto stinco di porco teutonico. E con le panze piene si parte.
Dopo un paio d’ore facciamo una sosta nel corrispettivo crucco dell’Autogrill. E li’ sono numeri. Esco dal bar e mi trovo davanti un tizio che espone un tesserino della polizia.
“Afete con foi troca?”
“No”
“Occhei. Allora toppiamo perqvisirvi”
L’inferno. I tizi indossano dei guanti di lattice e cominciano a palparci in lungo e in largo. Non paghi, scaricano il furgone e ispezionano i bagagli. Uno arriva anche ad aprirmi il biuticheis e ad ispezionare il deodorante. Non c’e’ che dire, i pulotti crucchi sono precisi.
Dopo un’oretta non trovano nulla e ci lasciano andare. Riescono solo a farci una ramanzina perche’ il bassista ha con se’ delle cartine lunghe. Chiaramente per farsi delle sigarette molto lunghe.
Ultimata anche questa formalita’ riusciamo a rincasare. Minchia che viaggio. Mi e’ toccato tornare ggiovane per colpa dei ggiovani. Ma mi fa piacere constatare che tengo ancora botta. A parte panza e brufoli. Ma fortunatamente Danza mi ha accettato anche in questa mia scoraggiante condizione fisica.
E vai di rocchenrolle!
Ma grandissimi!!! Che genere?
Quindi la pula crucca è simile a quella svedese? Ti ricordi l’inseguimento dei due ragazzini sventato appena dietro l’angolo?
A parte che tu SEI ggggiovane!!!!!
ritorno un attimo alla tua riflessio sull’Italia terzo mondo della musica: ma sei sicuro che fuori i tizi stessero fumando solo delle siga? Magari sono rientrati imburrrrutissimi e cantavano pure in aramaico, se voi lo aveste proposto….
notevole il centro sociale rosso, credo che i tizi fossero un po’ confusi dagli eventi storici (o fossero troppo stongi per capirci qualcosa…)!!!
;-P
Si, ma Gioti, sei l’unico che al mondo non sapeva dell’esistenza dei Redskin!
Pessimo!
Roccarolla, comunque!
Purtroppo non è servito un viaggio di 7 ore per spiegarli la storia dei RASH e degli SHARP.. continuava ad annuire ma alla fine non ha capito un cazzo.. beato te e la tua innocenza, che ti permette di farti ancora certi viaggi mentali senza pagare dazio!!
Ok, ok. Il cugino giustamente mi aveva istruito sui tipi rasatomunisti. Solo che l’impatto con la realta’ e’ stato comunque traumatico.
Sei comunque un grande, sempre
Massima stima fratè