Jul
28
L’Ultimo fumo sull’acqua
Filed Under Tales from the Rock'n Roll
Ebbene si’. L’abbiamo fatta grossa. Latito da un po’ di tempo, ma ora ritorno per raccontare questa avventura che profuma di epocale.
Domenica 25 la mia banda di fichetti ha aperto per i Deep Purple. Roba che quando avro’ 80 anni raccontero’ ai nipoti sorseggiando del barbera seduto sulla panca del municipio di Brallo.
Ma andiamo con ordine. Domenica mattina sveglia alle 8, si va in saletta per caricare. Arriviamo in loco e troviamo colui che ci fonichera’ in questa impresa, l’ottimo Pippo, gia’ ad attenderci. Pippo e’ il tur menager dei Marta sui Tubi ed e’ una specie di gladiatore del XXI secolo. Tipo che la sera prima era nel cuneese con i Marta, dopo il cui show e’ partito alla volta di Pavia. Chiaramente senza dormire. Ma tanto che gli frega, sono tipo 3 giorni che non dorme O.o
Si carica. O meglio, gli altri caricano perche’ io ho la schiena ridotta a un puzzle di 4356 pezzi dopo un tuffo in Trebbia che mi e’ costato caro. Ma i miei raga sono d’oro e caricano le mie attrezzature pesanterrime.
E si parte. Pippo si svacca nel magro posticino che gli abbiamo riservato sul sedile posteriore della Negromobile e in capo a venti minuti e’ gia’ russante di gusto. Mitico.
Verso le 13 arriviamo nei pressi di Sogliano al Rubicone, nei pressi perche’ dopo il cartello che indica il paese si dirama una strada di collina che ricorda la Arcuri per la massiccia presenza di curve violente. ahah. Arrivati in paese mi sento a casa, il posto e’ la versione romagnola del Brallo e la piazza che ospitera’ il concerto e’ proprio fica. L’unica cosa che stona e’ il municipio fascista sulla cui facciata campeggia un’aquila dalle fattezze terribilmente identiche all’aquila del Reich. In un paesino della Romagna. Ossignur.
Ci rilassiamo un’oretta e poi siamo pronti per fare i suoni. Sul palco ci accoglie Sabrina.
Sabrina e’ la fonica di palco del tour europeo dei Dippa. Sabrina e’ tedesca, alta 1.60 scarsi, capelli rossi e due braccia che sembrano quelle di Faccetto. Con la differenza che un braccio e’ interamente tatuato con un tribale incazzosissimo. E l’efficienza tedesca si sente. Le nostre spie sono praticamente perfette da subito e quel poco che non va bene viene immediatamente sistemato perche’ le cose o si fanno bene o si fanno bene. Divertente il siparietto con Dade che chiede a Sabrina di fissare il microfono perche’ “the microphone is un po’ dancing”.
Nel frattempo Pippo si trova di fronte a un mixer che sembra una stazione di calcolo della Nasa ma non fa una piega e in 10 secondi netti padroneggia gia’ la situazione. E in venti minuti i suoni sono fatti. Che paradiso.
Finito il saundcec ci avviamo al baretto locale per sorbire un aperitivo in attesa dell’apertura dei cancelli. Spariamo cazzate a raffica per un’oretta e poi entriamo. Tra poco si comincia. E gia’ la gente si accalca davanti al palco.
Nel becsteig incontriamo Don Airey che, dopo averci concesso un paio di foto, chiede chi sia il tastierista. Io provo a nascondermi, ma vengo additato dai miei compagni. “Ah sei tu”, dice lui, “Allora mentre suonate vengo sul palco a sentirti”. COSA?!??? E li’ e’ cacca nelle mutande.
E arriva l’ora X. Saliamo e iniziamo senza tanti complimenti. Lo spettro delle bottigliate attanaglia le nostre menti rock-melodiche fino a quando la piazza si scioglie in applausi dopo il primo pezzo. E da li’ e’ tutto in discesa, fino all’esplosione che accoglie l’ingresso a sorpresa del violino in Sospesa. Goduria sopraffina. Tutto il resto del concerto fila liscissimo, il pubblico gradisce e reagisce benissimo. E noi suoniamo molto bene.
E’ fatta. Felici come degli scolaretti scendiamo dal palco e poi ci godiamo il concerto dei Dippa. Che suonano da spavento, soprattutto il buon Ian Paice che a 62 anni suonati ha il tiro di un TGV.
Finisce il concerto e prima di poter caricare la nostra roba assistiamo allo smontaggio del palco che viene effettuato con un efficienza fordista in tempi da record. Ed e’ ora di partire.
Pippo, da vero eroe, si mette alla guida e ci traghetta fino a casa. Arriviamo piegati in due alle 4 di mattina ma felici.
Ultima chicca, mentre sto per arrivare a casa mi ferma una volante dei Carabinieri. Il caramba mi chiede patente e libretto. Io lo guardo in faccia con due occhiaie da panda moribondo e gli dico la prego non ce la faccio piu’ mi lasci andare a dormire. E incredibilmente, mosso da uno spirito caritatevole, il tutore della legge mi lascia andare con un sorriso.
A letto alle 4.30. E il giorno dopo sveglia alle 7.
Ma e’ rocchenroll, cazzo!!!!!!!!!!!!!!!!
Mar
26
La Tedeschia rossa
Filed Under Tales from the Rock'n Roll
Questa volta il viaggio in Germania e’ stato decisamente piu’ divertente dell’ultima volta in cui ho calcato terra teutonica.
Mi sveglio a fatica venerdi’ mattina con i postumi della serata al Rock’n Roll (ottima, fra l’altro) e metto quattro stracci nella borsa. Raggiungo la banda di ggiovani scriteriati capeggiati da mio cugino e ci imbarchiamo sul furgone stipo di roba. Il viaggio fila liscio, anche se la prima meta Wurzburg si rivela essere piu’ lontana del previsto.
Arrivati in loco ci accoglie il promoter locale, un tizio con una faccia da stongione e delle occhiaie che fanno a gara con le mie. Il locale e’ piccolo ma carino, sembra una cantina, tutto ricavato nella roccia. Soffitto basso ma impianto da San Siro con dei woofer grossi come una Smart.
Dopo aver scaricato ci accomodiamo nel becsteig, fornito di divani a profusione, frigorifero zeppo di birre e ogni genere di cazzata alimentare che incrementa il mio livello di brufoli. E giu’ birre. Si comincia bene.
I gruppi locali che aprono il concerto sono decisamente degli agricoltori della musica e infatti la gente rimane fuori a fumarsi delle siga. Quando e’ il nostro turno la sala inizia a riempirsi e la gente canta, balla e fa casino.
Mi fermo a riflettere.
Sei in un posto dove non ti conosce un cane. Nessuno ha idea della musica che fai. Nessuno ha mai sentito delle tue canzoni. Alcuni pezzi sono pure in italiano. MA LA GENTE BALLA! E CANTA PURE!
In Italia siamo proprio il terzo mondo della musica.
A fine serata veniamo smistati in tre appartamenti che ci ospiteranno per la notte. Io finisco con il batterista e il tastierista in una casa il cui pavimento non viene pulito dall’ 85. Chiaramente dormo su un materasso adagiato a terra. Come se non bastasse per casa gira un gatto che si assomiglia a Giuliano Ferrara che cerca in tutti i modi di entrare in camera nostra per rifarsi le unghie. Col cazzo. Gatto di merda ti chiudo ogni via di accesso e davanti alla tua fessura del cazzo ci piazzo la mia borsa. Piangi pure tutta la notte tanto non mi fotti.
La mattina dopo mi arrischio in una doccia in uno dei cessi piu’ vonci della storia, con tanto di asse del cesso semovente. La padrona di casa pero’ e’ gentile e ci prepara anche la colazione, consumata in una cucina con elettrodomestici del 1927, mobili del dopoguerra e livello di sporcizia invidiabile. Ma chi ci ammazza?
E via. Ragazzi si riparte alla volta di Monaco.
Dopo tre ore di viaggio arriviamo in loco. Il posto suonereccio e’ un centro sociale che si trova in un quartiere leggermente Combat. Tipo che sulla strada principale campeggia un murale con ANTIFA scritto a caratteri cubitali.
Bene. Entriamo in questo posto ameno dal nome Kafe Marat e ci accoglie un nazi.
Sisi’, un nazi. Mi si para davanti questo tipo rasatissimo, con pantalone aderente tipo acqua in casa, bretelle, anfibi e spalle enormi. Ma e’ gentilissimo e mega ospitale e ci fa accomodare nel becsteig, gia’ abbondantemente corredato di casse di birra e snec vari. Io allibisco.
Entro nella sala principale e ci sono un casino di nazi. Ma che cazz…..non e’ un centro sociale???
Ed ecco svelato l’arcano. Questi tizi sono si’ skinheads, ma comunisti. Come i nazi pero’ dall’altra parte. Ah, ecco. Ora mi e’ chiaro tutto. Infatti alle pareti del posto campeggiano poster inneggianti all’antifascismo, alla lotta di classe e ai movimenti operai.
Va da se’ che in questo contesto la serata non puo’ che essere un successone, la gente si ammazza di pogo, balla salta e fa bordello. Tra il pubblico c’e’ una quantita’ di sottoni che in confronto il Gionni sembra un lord inglese.
Non conto piu’ le birre che trangugio, ma considerando quante volte vado a pisciare devo avere in corpo una quantita’ di luppolo oltremodo considerevole. A fine serata il promoter locale (nonche’ nostro ospite) ci vieta categoricamente di guidare il furgone e ci chiama un taxi che ci scortera’ alla sua dimora.
Arrivati a casa sua il nostro magnate apre il frigo e tira fuori delle birre artigianali prodotte da un suo amico. Come rifiutarle? Ed eccoci li’, alle tre di mattina a farci il cicchetto della buonanotte.
Il giorno dopo quest’uomo fantastico ci fa trovare in cucina caffe’ e brioches, dopodiche’ ci riaccompagna al Kafe Marat per recuperare gli strumenti e caricare. Ed e’ quasi il momento di partire. Quasi perche’ non possiamo esimerci dal visitare l’HB e spararci un sacrosanto stinco di porco teutonico. E con le panze piene si parte.
Dopo un paio d’ore facciamo una sosta nel corrispettivo crucco dell’Autogrill. E li’ sono numeri. Esco dal bar e mi trovo davanti un tizio che espone un tesserino della polizia.
“Afete con foi troca?”
“No”
“Occhei. Allora toppiamo perqvisirvi”
L’inferno. I tizi indossano dei guanti di lattice e cominciano a palparci in lungo e in largo. Non paghi, scaricano il furgone e ispezionano i bagagli. Uno arriva anche ad aprirmi il biuticheis e ad ispezionare il deodorante. Non c’e’ che dire, i pulotti crucchi sono precisi.
Dopo un’oretta non trovano nulla e ci lasciano andare. Riescono solo a farci una ramanzina perche’ il bassista ha con se’ delle cartine lunghe. Chiaramente per farsi delle sigarette molto lunghe.
Ultimata anche questa formalita’ riusciamo a rincasare. Minchia che viaggio. Mi e’ toccato tornare ggiovane per colpa dei ggiovani. Ma mi fa piacere constatare che tengo ancora botta. A parte panza e brufoli. Ma fortunatamente Danza mi ha accettato anche in questa mia scoraggiante condizione fisica.
E vai di rocchenrolle!
Mar
16
Le settimane del campione
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Qui non c’e’ piu’ tempo per niente. Passato il periodo di inferno lavorativo pensavo di avere della tranquillita’. Beh, mi sbagliavo. Anche se ’sto giro gli sbattimenti sono tutti devoluti al rocchenroll.
Quello che doveva essere un mese di Marzo con un solo concerto in agenda si e’ tramutato nel giro di pochi giorni in un mese di fuoco. Ma andiamo con ordine.
Il fine settimana e’ stato interamente dedicato a prove su prove. Sabato con i miei fighetti, domenica con i miei metallusissimi Cayne e i miei figliocci punkettoni, gli Ashpipe, che mi rapiscono per andare a fare due date in Crucchia questo uichend. Prevedo deliri al sapor di malto.
Ieri sera i Cayne hanno aperto il concerto dei Saxon al Live di Trezzo. Da buon metallaro ero gasato come un quindicenne, ma al tempo stesso preso male perche’, si sa, i metallozzi non apprezzano granche’ i gruppi spalla che rubano il palco alle vere star della serata. Ma noi non ci diamo per vinti e saliamo sul palco cazzuti, massicci e incazzati. E il risultato e’ fuoco e fiamme. La gente si gasa, salta e fa casino. Vedo teste intente all’headbanging violento e vedo espressioni di apprezzamento che incrociano il mio sguardo. Vedo i metallari che approvano. E lo show vola via in un attimo. Finiamo sudati e felici mentre la gente applaude e grida. Che goduria.
Nel backstage ci sono i Saxon che sembrano i vecchietti del Bar Giardino. Il chitarrista mi attacca un bottone che non finisce piu’ sorseggiando del te’ caldo e si profonde in complimenti per la nostra band, restando stupito dal fatto che io utilizzi un COMPUTER sul palco. Che tenerezza signori. Il batterista disquisisce su quanto erano fighe le band italiane del prog anni ‘70 elogiando su tutte la PFM. Sembra una riunione di famiglia tra zii e nipotini. Ci riempiono di cartoline autografate e si fanno fare mille foto ricordo. Commovente. Cinque minuti dopo i suddetti vecchietti sono sul palco a fare del metallo pesante che non accusa per nulla la ruggine dell’eta’.
E lunedi’ e’ andato. Stasera prove con gli Ultima giacche’ giovedi’ sera ci attende il Rock’n Roll di Milano che abbiamo tutta l’intenzione di ribaltare completamente ramazzando come dei bastardi.
E venerdi’ mattina…via! Si parte per le terre teutoniche. Se arrivo vivo a Domenica sara’ per grazia della Madonna di Fatima.
O dello spirito di Tom Araya.
YEEEAH!
Feb
23
LavorIkeaRemocasinototale
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E’ un bel periodino. Tranquillo, pacato. Una casa nuova da arredare, senza un muro dritto. Compito alquanto impossibile, almeno per uno come me. Genitori ormai prossimi alla terza eta’ che rendono qualsiasi inezia un dramma ottocentesco. Specialmente se trattasi di arredamento. E io, in quanto figlio unico verso cui viene convogliato l’uragano di amore genitoriale, subisco tutti gli effetti di questo delirio. Aggiungiamoci il lavoro che ha ridotto in brodo di letame gli ultimi neuroni rimastimi e il gioco e’ fatto. La paziente Danza subisce tutto cio’ fornendomi il supporto psicologico necessario, ed io ben mi offro ad essere cavia delle sue ricerche subconsciche.
Ma per fortuna che c’e’ stato Sanremo che mi ha tirato su il morale, fornendomi un quadretto veramente succulento della musica italiana. Ah, che spettacolo. Il figlio di un pappone svizzero che fa della propria cultura e della propria religione un baluardo di patriottismo, un cantante pseudolirico che inneggia alla patria che tanto e’ cara al suo vecchio committente Silvio e un malato di tappeto verde che fa da collante tra musica e televisione. Pura poesia.
E il vincitore. Ah, il vincitore. Un sublime esempio di interpretazione drammatica, di espressivita’ artistica e di intonazione. Per lui e la sua simpatica amica avrei serbato come premio un bel biglietto solo andata per il parcheggio di Famagosta, incluso buono per uno stupro alle 3 di notte.
Fortunatamente ieri sera il buon Dave Matthews con la sua banda mi ha intrattenuto per 2 ore e mezza facendomi dimenticare tutte le angherie alle quali sono stato sottoposto ultimamente. Uno spettacolo fantastico. A parte quell’inetto di Boyd Tinsley che ha violentato quel povero violino facendo uscire solo lamenti atroci. Ma tant’e', tutti gli altri erano mostruosamente bravi.
Ed e’ stato un sollievo. Anche se ’sto pezzettone di cacca non mi ha fatto Grey Street.
Jan
25
Away from Clastidium
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Ritorno alla sana vecchia cara abitudine di scrivere delle nostre trasferte leggendarie. Quello che si e’ appena concluso e’ stato un uichend onderod che mi ha reso veramente appappanado.
Venerdi’ sera abbiamo testato il palco del nuovo Tander di Casteggio e abbiamo roccheggiato un bel po’. In realta’ io ho testato il mio ginocchio destro il quale pero’, dal canto suo, non aveva molta voglia di essere messo alla prova dai miei consueti atteggiamenti da mangusta isterica e ad ogni salto lo sentivo bestemmiare in lingue sconosciute. Ciononostante ci abbiamo dato dentro e alla fine eravamo sudati e felici. Un po’ come dopo una bella trombata. La serata e’ poi proseguita tra ballere vestite di mutandine argentate e Facci che tentava di disarticolare le braccia di una consenziente fanciulla incline al masochismo. Nel frattempo mio cuggino si propone come manager della band sfoggiando le sue doti di comunicatore pappone. Succulento direi. Banda dei cVetinetti al completo, con un Bashish in forma ottima e Ste che non ha dato segni di affezione da cagotto. Eccezionale.
Sabato pronti e svegli, si parte per Macerata. Il Rockaway ci aspetta. Viaggio liscio con Paolino che mi fa da chauffeur causa le mie articolazioni da novantenne. Arrivati sul posto ci accoglie l’ottimo Henry, proprietario del locale, il quale ci scorta all’agriturismo dove avremmo pernottato. Entriamo e ci accorgiamo che siamo gli unici clienti, anzi gli unici abitanti del casolare. I proprietari sono amici di Henry e gli hanno lasciato le chiavi. Siamo cinque pirlazze in paradiso. L’unica pecca e’ che lo sciacquone del cesso della mia stanza non funziona. Ma me ne accorgo solo dopo aver lasciato libera la marmotta. O_o
Ci scialliamo un po’ e andiamo a fare i suoni. Il locale e’ molto carino, totalmente tatuato da locandine di concerti storici e memorabilia di ogni tipo. Finito il check ce ne andiamo al ristorante a squarzare ravioli al cinghiale.
Il concerto fila abbastanza bene, nel finale subentra ahinoi qualche problema di ascolti ma arriviamo alla fine senza grossi danni. I grossi danni arrivano adesso. Henry ci obbliga allo stongiamento. E io accolgo l’invito appieno. Si inizia con chupiti improbabili fatti da vodka limone + vodka pesca. Sono all’antipasto. A fine serata non so piu’ quante vodka lemon ho bevuto ma so solo che vedo il mondo a scatti e socializzo con autoctoni a caso realizzando un gemellaggio Pavia-Macerata veramente di qualita’. Il numero uno della serata e’ un tizio grande e grosso trasudante alcool che si esprime unicamente tramite vocali. Sembrava un po’ Boris del Boccio. I discorsi erano della seguente tipologia:
“Ooo, AAAAEEEEEOOOOO….UAIEIOOooooo…Eiii”
“Figa si’ c’hai troppo ragione fratello”
“iIIIIIIieEAAUEEEEUAAAAA OOOIiIiiOOOEEEeee”
“Ahahahahahah!!!! Sei un grande!”
eccetera eccetera.
Quando a fine serata si torna in albergo sono talmente in condizione che drocco per terra come uno gnu imbalsamato. Considerando che il mio compare di stanza Negracci e’ nelle mie stesse condizioni e’ d’obbligo la lampada accesa.
E il mattino dopo sono scimmie urlanti nel cervello. Ma tanto sono solo 4 ore di viaggio per tornare a casa. Per noi e’ robetta.
YEAH!
Jan
18
Anno nuovo?!?
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Ommioddio. Non scrivo da un paio di ere glaciali. E adesso e’ il 2010. Se ci penso il mio cervello diventa un monolocale al piano interrato. Perche’ se faccio la differenza tra 2010 e il mio anno di nascita il numero che ne scaturisce ha delle connotazioni inquietanti e mostruose. Quindi bisogna darsi da fare perche’ il cauntdaun e’ gia’ iniziato. Mi rimbocco le maniche, mi spacco il culo e prendo a cazzotti l’umanita’ intera per farmi largo in questo marasma.
C’e’ da considerare che sto diventando un ometto. Con una casa nuova che mi attende e che sara’ una casa vera, non piu’ una tana con un pagliericcio da studente lavoratore. Ma non posso essere gia’ cosi’ avanti con gli anni, cazzo! Devo fare ancora troppe, troppe cose e Dio solo sa se ne avro’ il tempo. Le ultime vacanze di Natale Erasmus mi hanno dato la mazzata finale facendomi credere di essere ancora giovane. Purtuttavia mi resta quasi un anno per dimostrare che sono ancora uno cazzuto. Welcome to hell!
E, come direbbe il suoerfico di Duke Nukem, “Damn I’m good!”
Che il cauntdaun abbia inizio.
Nov
6
L’elemento perfetto
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Once he had forests and mountains
That were only his - listening to him
Once he would run through the summer days
Catching memories for ages to come
Now he is dressing this naked floor
With his flesh and blood, and times passes by
His trade of pain might just have lead him
To deal with consequence
For some change as time passes by
Anni. Anni fa.
Jul
30
Policastra Policastrorum - pt. 1
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L’ impresa napoletana e’ stata piuttosto epica. Noi che ormai di traversate dell’Italia ne abbiamo fatte siamo comunque stati duramente provati da quest’ultima (eheh) trasferta. Partenza con il nostro bel furgone giovedi’ sera a mezzanotte. Il delirio da insonnia e’ preponderante e il furgone non aiuta, dal momento che quei fottuti sedili sembrano essere fatti apposta per sentirsi comodi come un triceratopo in freezer. Spunta il giorno e passiamo Napoli. Il giorno diventa mattina e siamo sulla Salerno-Reggio Calabria. Un videogioco del rally. Buche, curve a gomito e lavori in corso come se piovesse, il tutto rigorosamente affrontato in monocorsia. Quando davanti ai nostri occhi iniettati di sonno e sangue si profila l’hotel decidiamo di credere nei miracoli. 10 ore e 30 minuti di viaggio. Eccezion fatta per Pasticcino ci buttiamo subito a mollo in mare per poi dissalarci in piscina. Aaaahh. Doccia veloce e poi si sfrutta la pensione completa con un pranzo paiella.
Si dorme? Zero. Si va a fare un’intervista per una TV locale. Alle due del pomeriggio quando c’e’ un bel fresco. Sembriamo 4 (Paolino rimane in albergo a riposarsi il bastardone) salamelle su una graticola, c’e’ un caldo fottuto e io pezzo come un dromedario. Il top pero’ lo raggiungiamo quando una signora scende in piazza e va verso il regista dicendogli che in casa si vedono le immagini ma non si sente niente. Fantastico. La prima intervista muta della nostra storia.E intanto assomigliamo sempre piu’ a zombi abbronzati. Niente sonno. Avanti.
E’ il momento di andare a vedere il palco. Che e’ davvero fico. Quindi il sonnellino che facciamo in albergo appena dopo e’ ancora piu’ gustoso.
Dopo cena andiamo sul posto all’orario pattuito e ci accorgiamo che la scaletta dello spettacolo e’ in ritardo mostruoso. Morale: avremmo dovuto suonare a mezzanotte mentre alle due non eravamo ancora saliti sul palco.
Porco di qua, porco di la’. Alla fine si rimedia al tutto spostando il concerto al giorno dopo, a meta’ serata.
E ora….letto. AAaaaaaaaaaaaaaah
Jun
30
Palco Italia
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Domenica. Mi alzo alle due, pranzo con un quarto di bue alla piastra e sgargarozzo Coca-Cola con rutto libero. Me la sciallo con la Ce guardando un horror giappo con assortimento di tipe psicopatiche. E proprio nel post horror, mentre entrambi ci appisoliamo con la bavetta e la bolla alla narice, mi chiama il buon Negracci per avvisarmi che alle 21.30 dobbiamo essere sul palco di Radio Italia a Rho. Ottimo, dico io. Tanto stasera non ho niente da fare. Nel frattempo percepisco un’ondata di madonne varie e di imprecazioni in cirillico provenire dalla Val d’Aosta dove Paolino stava trascorrendo il uichend (che si sarebbe concluso il giorno dopo) appeso alle pareti rocciose locali. Tempo zero (piu’ o meno…) si parte alla volta della cittadina Raudense. Arriviamo in loco e c’e’ un macello disumano di ragazzine, genitori, cani, gatti e ambulanti che vendono braccialetti luminescenti. Il palco e’ enorme e situato in una piazza satura di tinegers. Una volta ottenuto il pass mi fiondo al banco sushi dove il giappetto locale ha appena ultimato degli ottimi rotolini che mi scofano senza pieta’.
Ancora con un pezzo di cetriolo tra i denti ci chiamano e via, si va. Davanti a noi gli Audio2, dietro di noi Chiara Canzian. Credo che tutti sappiate come la penso circa questa ennesima figlia di Pu. La presentatrice ci chiama sul palco: “Ecco gli Ultima, che suonano il loro nuovo singolo DOMANI!!! ”
No comment.
Ovviamente saltiamo come dei tarantolati e il pubblico gradisce alquanto. Io mi pezzo come Bud Spencer alla sagra della Sugna e sono felice. E dopo aver gustato una specie di RedBull al peperoncino (mmm che sciccheria) ce ne andiamo mentre la folla e’ ancora in delirio per i vari figli di Amici.
Comunque…viva il Rocchenroll.
Jun
18
Me l’hanno squadrellata
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la minchia. Si’ perche’, come diciamo noi giovani, e’ ora di basta. Mi hanno sdrumato i coglioni con Amici. Mi hanno disintegrato gli zebedei con X-factor. E adesso ci si mette anche la T-band che fa finta di essere una band e fa finta di suonare una cover (fatta male) di Bocelli. E mi spaccano le palle. Senza contare che i miei gioiellini quest’anno ne hanno gia’ passate abbastanza.
Basta, veramente. Giocare a scacchi contro Kasparov e’ piu’ facile che fronteggiare i sottprodotti della televisione. Sembra che la gente venga ipnotizzata, si comportano tutti come carcerati che dopo 10 anni di galera vengono portati a una festa privata di Penthouse. Solo che qui si tratta di dischi. E si sa che la De Filippi e’ una signora produttrice discografica. E che ormai la discografia italiana e’ tutta in televisione e che per registrare un album bisogna fare un reality.
Ma andate a cagare. Fatene tanta.
Arrivera’ il giorno della resa dei conti, brutti stronzi. E la vendetta di Giotanni sara’ implacabile. Locuste e pioggia di sangue. Tom Araya, dammi la forza.
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